Aggredirono e insultarono i controllori Amat: condannati

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Gen

Minacciare gli autisti in caso di incidenti o aggredire i controllori dell’Amat che svolgono il loro servizio a bordo dei bus non è sempre un affare conveniente. Sia nel caso di un’aggressione verbale fatta di insulti sia nel caso in cui alle ingiurie si aggiunge un assalto fisico. Due vicende, conclusesi alcuni giorni fa davanti al giudice di pace una e di fronte al gup l’altra, lo confermano. Il primo caso riguarda un ottantenne, evidentemente molto vispo e dinamico, vecchia conoscenza del personale dell’azienda per precedenti simili, condannato a un risarcimento di 400 euro nei confronti di un verificatore, costituitosi parte civile, e a 1200 euro di spese processuali. L’uomo, alla richiesta del primo controllore di mostrare il biglietto, per tutta risposta ha inanellato le seguenti frasi: “str…, te la farò pagare, devi buttare il sangue infame” e al secondo ha ribadito: “pure tu sei cretino come quell’altro, te la faccio pagare per quanto sei ignorante, quando mi vedi devi passare avanti pezzo di me…, ti taglio la gola ora che scendiamo, con che coraggio mi cerchi la tessera”. L’ottantenne ha verbalizzato davanti ai vigili urbani, intervenuti su richiesta del personale Amat, di aver regolarmente esibito l’abbonamento ma che il controllore lo abbia invitato a scendere dal bus ritenendo l’abbonamento un falso. Versione contraddetta dai due verificatori. Essi hanno sostenuto che l’uomo, al terzo invito a mostrare il titolo di viaggio, abbia avviato la litania delle ingiurie. Nel secondo episodio un quarantatreenne, di fronte alla contestazione di non aver obliterato il biglietto, ha cominciato ad insultare i due verificatori: “siete dei pezzi di me…, io vi ammazzo e non pago niente, vi ammazzo di botte, con il ca… vi pago, siete soltanto delle me…”. E, non pago della performance verbale, s’è scagliato contro uno dei due procurandogli lesioni guaribili in tre giorni. Uno dei due si è costituito parte civile. Il gup ha condannato il viaggiatore a sei mesi di reclusione con pena sospesa. In entrambi i casi l’azienda era rappresentata dall’avvocato Claudio Petrone. “L’esito di questi due episodi – è il commento del presidente Walter Poggi – dimostra la lungimiranza del cda dell’Amat che da tempo ha deciso di tutelare sempre con l’assistenza legale e con la costituzione di parte civile i propri lavoratori quando subiscono violenze, verbali o fisiche che siano, durante lo svolgimento dei propri compiti istituzionali. Il nostro personale è al servizio dei cittadini e deve poter lavorare in condizioni di sicurezza per garantire il miglior servizio possibile”.