Mobilità, i Comuni governano i cambiamenti

Mobilità, i Comuni governano i cambiamenti Un bus in transito sotto la sede del Municipio
25
Nov

(wp) – I problemi della mobilità attendono da tempo soluzioni adeguate in grado di soddisfare il rinnovato bisogno di trasporto dei cittadini. La crescita del volume di spostamenti, registrata negli ultimi anni, è una opportunità che favorisce lo sviluppo di relazioni economiche importanti (casa-lavoro, casa-scuola), ma anche di nuovi interessi e relazioni sociali, come gli spostamenti verso i luoghi di cultura, del tempo libero e dello sport. Valorizzare, facilitare e promuovere il diritto di mobilità nelle città e nelle aree ad esse collegate è un compito legato della pianificazione delle istituzioni locali che devono cercare le soluzioni sul terreno della intermodalità e della sostenibilità ambientale,  per orientare la preferenza dei viaggiatori tra le diverse modalità di trasporto, con l’obiettivo di limitare l’uso della macchina privata a vantaggio dei mezzi di mobilità “dolce” (a piedi, in bicicletta, in bus, in treno). E’ necessario progettare e realizzare una moderna rete di trasporto dotato di un sistema viario ben curato, con zone attrezzate a parcheggi, piste ciclabili, oltre alla diffusione di aree verdi in un piano generale del traffico in grado di favorire gli spostamenti collettivi rispetto a quelli individuali.

Insomma, è necessario costruire subito una politica del trasporto all’interno dei bacini cittadini con una forte connotazione intermodale, per mettere in campo tutte le forme di trasporto a ridotto impatto ambientale. In questo senso scontiamo limiti e ritardi che impediscono l’esercizio del diritto alla mobilità dei cittadini. Ma c’è di più. Ai limiti ed ai ritardi delle politiche di mobilità degli enti territoriali si sommano certe scelte della  politica nazionale. In materia di liberalizzazione e privatizzazione delle  società di trasporto pubblico, per esempio, esse hanno come obiettivo la dismissione delle quote azionarie delle società partecipate dai Comuni, Province e Regioni.

Tale impostazione porta con sé numerosi rischi tanto per gli enti proprietari, quanto per i lavoratori delle società e per i cittadini tutti. In primo luogo va evidenziato un rischio generalizzato di svalutazione del patrimonio pubblico investito nelle aziende a causa della confusione tra privatizzazione (ovvero cessione delle quote azionarie sul mercato mobiliare) e liberalizzazione del mercato del TPL (Trasporto Pubblico Locale) ovvero l’affidamento dei servizi attraverso gare pubbliche che finiscono per avvantaggiare operatori “forti” del mercato, i soli in grado di aggiudicarsi i contratti di servizio. E’ già accaduto in Toscana dove un grande operatore francese del settore TPL si è aggiudicato la gara unica regionale, battendo tutte le aziende locali, molte delle quali partecipate dagli enti locali con evidente svalutazione del patrimonio pubblico investito nelle società. In secondo luogo va considerata la circostanza che possa aumentare la “distanza” tra cittadini, enti di pianificazione e controllo (Comune) e gestore del servizio, con la conseguente riduzione della capacità e possibilità di adeguare i servizi di trasporto ai mutevoli bisogni di mobilità della città. In terzo luogo non va sottovalutata la circostanza che i lavoratori dipendenti dalle aziende partecipate dagli enti locali si ritroverebbero trasferiti ad una nuova azienda a condizioni economiche e contrattuali non ancora del tutto chiarite dalle scelte del Parlamento. La strada da percorrere doveva essere diversa.

Bisognava puntare non su una politica di tagli delle risorse al settore e di dismissioni dei patrimoni pubblici; era, invece, necessario affrontare le sfide di una politica industriale del TPL che puntasse sull’efficienza e la modernizzazione degli impianti e delle infrastrutture, sul rinnovo dei parchi bus e sulla crescita professionale degli operatori, portando le aziende fuori dalle anguste procedure amministrative delle Pubbliche Amministrazioni. Il futuro della mobilità è ancora da costruire. E lo possiamo fare solo a partire dalle città, dai cittadini e dai lavoratori provando a fare dal basso quelle scelte che la politica nazionale non ha saputo o voluto fare, coniugando gli obiettivi di una mobilità eco-sostenibile e intermodale con l’efficienza dei servizi di TPL, investendo tutta la nostra passione e voglia di cambiamento. E non mi sembra poco.

 

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